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le community on line per la formazione

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on October 30, 2009 at 3:00:22 am
 

LE COMMUNITY ONLINE PER LA FORMAZIONE

-Il tema che si intende trattare è piuttosto nuovo, soprattutto se riferito ad un ambiente come le pubbliche amministrazioni, spazi notoriamente considerati come culturalmente consolidati, che richiedono tempi di trasformazione lunghi e particolarmente lenti. Per utilizzare una metafora, ricordano i transatlantici che varcano gli oceani, che per cambiare traiettoria di pochi gradi, anche se la manovra risulta repentina, impiegano chilometri e chilometri, prima di assestarsi sulla nuova rotta.

La società che si prospetta, grazie (ma non solo) alle nuove tecnologie, dispone degli strumenti per accelerare quei cambiamenti che favoriscono l’attività umana, in tutti i contesti conosciuti.

Uno dei temi centrali del cambiamento della pubblica amministrazione è la formazione e la riqualificazione delle risorse umane per affrontare in maniera efficace l’evoluzione dei mercati. Non si tratta di creare semplici strumenti per I’addestramento, ma di costruire una leva per lo sviluppo e la promozione del personale con l’obiettivo di accrescere e valorizzare le competenze professionali attualmente presenti, aggiornandole costantemente.

L’opinione, purtroppo condivisa, da parte del collettivo sociale, sull’inefficienza del settore pubblico, legata a sprechi e ad aspetti burocratici che risultano ormai eccessivi ed obsoleti, deve essere ribaltata, alla luce della presenza di professionalità elevate negli enti pubblici. Il  cambiamento di cultura da parte degli amministratori, in particolar modo locali, che hanno mutuato dal mondo aziendale alcune caratteristiche positive di management, sta migliorando, seppur lentamente, l’efficienza dell’intero sistema. La lentezza dei processi di cambiamento e di rinnovamento sta cedendo il passo a una capacità di risposta in tempi brevi al mutamento delle esigenze di mercato. La diffusione delle tecnologie informatiche e telematiche è un elemento strategico che ha consentito miglioramenti inizialmente applicati ai soli processi contabili e ai flussi documentali e organizzativi interni, ma in tempi recenti si stanno utilizzando anche per i servizi erogati ai cittadini. La fase di ammodernamento tecnologico è sostanzialmente terminata. Si può certamente affermare che ogni ufficio ha in dotazione almeno una postazione informatica collegata in rete. È quindi giunto il momento per la P.A. di concentrarsi sul maggior capitale a disposizione, che sono le risorse umane. In questo scenario l’e-learning si propone come metodologia dotata di alcuni vantaggi, che si possono sommariamente riassumere in flessibilità nello spazio e nel tempo per migliorare la gestione dell’apprendimento e la personalizzazione del percorso formativo. La formazione tradizionale è certamente insostituibile in quanto portatrice di rapporto umano diretto, con tutta l’efficacia della comunicazione verbale e della personalizzazione della docenza durante il momento uditorio. 

Con l’e-learning si cerca di far leva su altri fattori come l’approfondimento verticale di un argomento, la correlazione con argomenti non direttamente connessi a quello principale, l’asincronicità rispetto al docente, I’autovalutazione e I’autoaggiornamento, che sono le potenzialità alla base della formazione continua, il “life long learning”.

Visto dal lato delle Pubbliche amministrazioni l’e-learning è sempre stato il “parente povero” dell’e-government, quello su cui si sono investiti meno soldi, meno risorse, meno aspettative. L’immaterialità che contraddistingue i corsi a distanza, in una società ancora poco digitale, suscita, infatti, molte insicurezze da parte dei referenti amministrativi che li percepiscono, spesso, con il timore di un investimento al buio. Il vero nodo della questione è, che l’e-learning è uno strumento complesso, di solito sottovalutato, affrontato con poca competenza o completamente demandato ad un fornitore esterno. La vera forza dell’e-learning, invece sta nel permettere di imparare facendo, di apprendere ciò che veramente serve.

In questo ambito c’è stata un’evoluzione sociologia relativa soprattutto al concetto di comunità. Lo spostamento cruciale di cui dobbiamo tener conto è quello che passa dal confine spaziale, come fonte di socialità, alla comunità spaziale come espressione dell’organizzazione sociale. Per valorizzare lo strumento online è interessante capire come oggi gruppi virtuali e reali, una volta ridotto o scomparso il loro ancoraggio territoriale sappiano dialogare e avviare una sfera pubblica nel rispetto delle procedure intersoggettive e delle tradizioni.

In genere le comunità di pratica nascono spontaneamente attorno a interessi condivisi, attorno a problemi comuni da risolvere. Esse si alimentano di impegni reciproci, durano fino a quando persistono gli interessi comuni, grazie all’energia implementata dal gruppo. Sono tenuti in vita da un presupposto essenziale, la relativa libertà da vincoli organizzativi di tipo gerarchico. Al loro interno, si sviluppano forme particolari di identità soggettiva e collettiva, ove ciascuno si riconosce nell’insieme, vive come proprio il patrimonio delle conoscenze generato da tutti, si infittisce, matura, si consolida nella consapevolezza dell’unicità dell’esperienza realizzata. Facendo menzione Etienne Wenger si può affermare che le comunità online sono luoghi privilegiati per la negoziazione dei significati, l'impegno comune consente infatti di sviluppare una partecipazione sociale che crea artefatti culturali sempre in progress. L’impresa comune dà luogo ad una serie di relazioni e regole che non possono essere oggettivate, ma vengono continuamente discusse.

Ciò conduce allo sviluppo di un repertorio comune di parole, strumenti, storie, simboli, generi ed azioni collettive.

Queste formazioni sociali si differenziano da quelle atomizzate, originate dai media generalisti, in quanto non si fondano su un flusso monodirezionale che da un centro (il docente) viene irradiato verso la periferia, ma sperimentano forme comunicative più paritarie, basate su processi interattivi tendenzialmente orizzontali.

Questo tipo di comunità, sono sottese da una concezione del sapere come risultato di un processo nel quale i soggetti mettono reciprocamente a disposizione le loro esperienze. La conoscenza diviene quindi un fenomeno sociale, fortemente integrata in una rete di valori, credenze, linguaggi e stili di vita.

Oggi le tendenze applicative iniziano a fiorire anche nell’ambito della metodologia organizzativa aziendale, all’interno della quale si sta rielaborando il concetto di comunità di pratica, traducendolo in chiave applicativa. L’osservazione di questi gruppi rientra in un contesto che da osservativo è divenuto ormai interpretativo e interventista, in un ambito che si interessa della valorizzazione e dello sviluppo della conoscenza spontanea e della rivalutazione delle esperienze informali come produzione di conoscenza, all’interno delle organizzazioni.  Gli orientamenti di fondo a cui ricondurre queste nuove posizioni, muovono dal riconoscimento dell’utilità delle dinamiche dell’apprendimento informale già esistenti. Il primo è interessato all’elaborazione e alla costruzione degli strumenti e dei modelli per l’apprendimento, che possono trovare applicazione con un approccio basato sulla progettazione di ambienti, il cui scopo e quello di potenziare la circolazione della conoscenza, attraverso la moltiplicazione delle occasioni di interazione tra i soggetti. Si tratta di dispostivi supportati da basi tecnologiche, che consentono ai membri della comunità di interagire, in presenza o a distanza, in modalità sincrona o asincrona e con banche dati di ricerca avanzata. I rischi che  potrebbero derivare da un uso improprio, derivano dal fatto di fare affidamento esclusivo alle virtù taumaturgiche della tecnologia, non bisogna perdere di vista il fatto che nessun dispositivo può risultare efficace se considerato come modello standard da estendere a qualsiasi contesto, a prescindere dai dagli adattamenti locali. Inoltre, non si deve dare per scontato che le potenzialità delle tecnologia utilizzate possano diventare automaticamente veicolo di cooperazione solo in virtù del fatto di essere state progettate a questo scopo. I soggetti di fronte a questi ambienti reagiscono in maniera del tutto autonoma e arbitraria, e soprattutto spontanea, il loro modo di interpretare la realtà e di interagire alla costruzione degli spazi condivisi è del tutto imprevedibile, le tecnologie cessando di essere importanti.

Il secondo punto concepisce l’intervento come azione orientata ad evitare l’indebolimento nel tempo, della vitalità delle relazioni e delle dinamiche nella comunità di pratica.  Il tutto dipende dalla loro capacità di sprigionare energia, ovvero, la necessaria vivacità grazie alla quale è possibile tenere alto nel tempo il grado di coinvolgimento dei suoi partecipanti.  Questa vitalità non può essere costruita in via progettuale, ma solo attraverso interventi non invasivi di coltivazione. Si pensa ad una coltivazione attivata attraverso un modello che prevede un sostegno agli attori della comunità nella loro attività di analisi dei problemi emergenti. Questo intervento non deve avvenire in maniera progettuale, ma spontanea. A questo punto si può passare un sistema legato a processi lineari, e prevedibili,  ad un altro sistema fondato sul concetto relazionale, “prendersi cura ” “accompagnare” in un processo irriducibilmente autonomo. Questi concetti sono approcci che evitano soluzioni standardizzate di intervento, si concentrano su pratiche di sostegno che mirano a stimolare tra i membri capacità di individuazione e di analisi dei problemi. 

Questa prospettiva si basa sulle ipotesi secondo cui il focus è la riflessione sulla pratica all’interno di ambienti formativi, in casi concreti di lavoro, nei quali gli attori opportunamente stimolati sono indotti a produrre ipotesi significative di eventi di apprendimento rinegoziabili e dinamici. È così che si sviluppa insieme all’identità del gruppo la consapevolezza dell’impresa di cui ciascuno insieme agli altri è parte, attraverso la propria capacità di prendere e apprendere.

Quindi il contenuto generato dagli utenti diventa la risorsa fondamentale dei nuovi ambienti virtuali, dove nuove forme di organizzazione e categorizzazione dei contenuti offrono agli stessi utenti percorsi di costruzione del senso sempre più segnati dalla logica umana, e quindi più “intelligenti” degli algoritmi dei tradizionali motori di ricerca. A questo proposito va sottolineata la diffusione di una metodologia di organizzazione collaborativa dell'informazione, la folksonomy, consistente nella categorizzazione aperta di pagine Web, links, libri, articoli di blog, o anche materiali multimediali, come fotografie o filmati. Ogni utente attribuisce una sorta di etichetta (tag) ad ogni sua fonte di informazione, e in questo modo offre agli altri utenti della comunità una proposta di organizzazione di quell'informazione. In comunità numerose, questo processo consente di organizzare in modo coerente l'informazione e di offrire agli utenti una gerarchia dei contenuti in base alla rilevanza attribuita ad essi dai membri.

-Il web 2.0 favorisce quindi un nuovo paradigma di apprendimento, mediante la multimedialità e l’ipertesto.

L'ipertesto consente a chi pensa di produrre collegamenti, in maniera semplice e intuitiva, tra segmenti di informazioni differenti, e a chi ne fruisce, di percorrere liberamente queste ramificazioni del pensiero.

La multimedialità  permette di realizzare sessioni di apprendimento raffinate e ricche di elementi informativi complementari, integrando testi, componenti audio, immagini e filmati, permettendo la produzione di contenuti ad un alto livello di coinvolgimento.

Qui vorrei continuare…ma non so se vado troppo  fuori tema…

-Ho avuto modo di fare esperienza di analisi in merito alle potenzialità dei social network, in particolare le cosiddette comunità di pratica, per favorire la formazione lungo l’arco della vita.

Questa sperimentazione è stata iniziata sondando il clima e le potenzialità dello strumento all’interno della Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione Locale (SSPAL), in quanto le caratteristiche presentate dai partecipanti ai corsi, - poco tempo e dislocazione sul territorio, -  favorivano l’utilizzo di una community.     Qui vorrei parlare del caso di studio….