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Saved by Claudio Ascoli
on September 18, 2009 at 12:06:17 am
 

Finalmente..qualcosa si muove!

Da Bar Camp  a Florence is the next Florence il passo è grande. E molti sono i punti dell’analisi di Da Empoli assolutamente condivisibili: dal “paradosso fiorentino” all’annuncio di una città che deve puntare sul primato dei contenuti, dalla ricognizione a 360 gradi degli spazi potenzialmente disponibili per il contemporaneo all’eterno tema della cultura notturna, dalla revisione dei meccanismi di  finanziamento alla consapevolezza che “per quante persone in gamba si riescano a mettere intorno a un tavolo, le idee migliori stanno sempre al di fuori…(…) Solo una vasta condivisione darà la possibilità (a questo documento) di trasformarsi davvero in realtà”.

Ed ecco un mio piccolo, personale contributo.

 

In estrema sintesi, approfondirei almeno 3 questioni:

 

- Il paradosso fiorentino.

Non si può non essere d’accordo sul fatto che Firenze sia oggi messa peggio di molte città italiane (da Bari a Palermo, da Venezia e Bologna…per non parlare di Napoli, Roma o addirittura della tanto osannata Torino). Io sono arrivato a Firenze nel 1985, all’inizio di un periodo difficile, ma niente allora faceva presagire l’attuale situazione.

Ciò detto, dobbiamo però in tutta franchezza cercare di capire le tante cause di tale declino. Tra esse, non secondario è il ruolo a dir poco “indeciso” delle istituzioni locali, a partire dal Comune: e non è questa una semplice questione “logistica”. Non parlo qui del tourbillon di Assessori alla Cultura succedutisi negli ultimi anni.  Segnalo che al di là degli sforzi di tante strutture e realtà culturali operanti in città con percorsi ed obiettivi talora innovativi, Firenze è forse l’unica città italiana di una  certa dimensione priva di un organico progetto di residenze culturali, di convenzioni pluriennali, di una qualche stabilità. Soprattutto negli ultimi anni è stato un susseguirsi ininterrotto di piccole risposte a piccoli problemi: abbiamo tutti rincorso l’approvazione di progetti per l’inverno, per l’estate (attenzione:  il bando per l’estate 2010 prima di un progetto complessivo potrebbe perpetuare questo stato di cose… con l’arrivo di centinaia di progetti, spesso elaborati solo nell’attesa di sapere se si sia o meno inclusi in un percorso di più ampio respiro), per la primavera, per Ferragosto, per il Capodanno, in una provvisorietà permanente… e impegnando senza sosta sia l’Assessorato alla Cultura del Comune che le Commissioni Cultura di uno o più Quartieri. E’ quasi superfluo sottolineare in questa surreale modalità operativa l’enorme perdita di tempo e risorse per TUTTI.

Questo è poi avvenuto, tranne il breve periodo del governo Prodi, in presenza di uno Stato a dir poco latente sul terreno della Cultura e dello Spettacolo. Oggi, tra tagli del Fus e dichiarazioni di Brunetta la situazione è a dir poco critica! Più volte negli ultimi anni l’allora presidente della Commissione Cultura Dario Nardella ha condiviso queste perplessità del mondo artistico fiorentino. Ecco, credo che una visione nuova (certo non priva di difficoltà!) della politica culturale fiorentina dovrebbe partire anche dal ridisegno complessivo e stabile di ciò che esiste e si ritenga valido, sulla base di progetti almeno triennali. E’ questa una richiesta urgente, e se, per raggiungere tali obiettivi, fosse preventivamente necessario un potenziamento in qualità-quantità degli Uffici a ciò preposti, ciò dovrebbe avvenire quanto prima e comunque entro l’anno.

 

- Abitare i confini. L’Arte dello Spettatore.

Scriveva nel dicembre 1991 Padre Ernesto Balducci: “C’è un continente inquieto nascosto in noi che è il rispecchiamento interno di quella parte del pianeta che è emarginata, oppressa. Il negro è in noi, è fuori di noi ma è anche in noi. (…) A Firenze c’è sempre stata la prostituzione, l’omosessualità, la devianza: adesso c’è un alibi, sono gli extracomunitari. L’attribuzione al diverso delle anomalie che appartengono alla nostra cultura è il primo indizio, perché la mancanza di sicurezza in un gruppo sociale si riflette nell’individuo in un crollo della sicurezza. Così potremmo ben presto vedere questo urto tra le diversità come un fenomeno destinato a mettere in forse i livelli di umanità che abbiamo raggiunto. (…) Questa città basata sulle separazioni, sulle segregazioni, sulle parcellizzazioni dell’esistenza ha toccato un limite oltre il quale ogni equilibrio si spezza. I bambini nella scuola, i malati nell’ospedale, i matti nel manicomio, i carcerati nel carcere, i vecchi nell’ospizio!” Ben venga, a mio parere, il “grande festival internazionale dedicato al Teatro italiano nel Mondo”, ma trovi finalmente una casa dignitosa e stabile una iniziativa, una “cosa” nel segno dell’accoglienza dei tanti diversi.  Ne è un piccolo esempio la nostra Libera Repubblica delle Arti e delle Culture…ma certamente non basta! Riprendendo i miei appunti su L’Arte dello Spettatore  presenti su Bar Camp,  questa “cosa” dovrebbe formare e accogliere giorno dopo giorno anche un nuovo spettatore, non più visto come semplice consumatore: fatto che provocatoriamente ho definito CoCoCo, acronimo per Contemporaneo Contaminazione (tra Linguaggi e Culture) Complicità (tra Attore e Spettatore).

Occorre insomma abolire gli steccati, abitare i confini (prendo il titolo dal mio programma di San Salvi per il 2010), passare, come dice Eugenio Borgna,  dallo spazio geometrico a quello vissuto,  ammettere come nota Pier Aldo Rovatti che l’incapacità di sostenere il peso dell’altro e dell’alterità appare ogni giorno di più come il problema della nostra epoca,  fondere vitalità e fantasia in uno spazio che contenga in sé insieme l’elemento femminile e quello maschile, il tempo circolare e quello lineare: vivere le Culture.

 

- Una città ricca ma sommersa. Un’utopia concreta.

Firenze è oggi una città povera di cultura? No, decisamente no! Se penso agli  Artisti di ogni Linguaggio (musicisti, pittori, attori, performers…) e di diverse Culture che quotidianamente incontro, agli Studenti universitari che seguo in percorsi di laurea, dottorati di ricerca…(a proposito: andrebbe anche valutato un più fattivo coinvolgimento dell’Università fiorentina, oggi isola separata nel panorama culturale della città), ai tanti Giovani che dolcemente mi assediano con domande, proposte, progetti, a quanti mi chiedono insistentemente di lavorare per una memoria viva di San Salvi. E’ che tutto questo mondo, e naturalmente non solo questo mio piccolo mondo, è sommerso, quasi invisibile. Che fare, allora? E’ senz’altro giusto, come sottolinea Da Empoli,  coordinarsi,  creare reti, magari, aggiungerei io, anche tra i diversi linguaggi e con progetti che favoriscono l’incontro tra le generazioni; a San Salvi, ad esempio,  pensiamo di realizzare un progetto nato quest’anno a Berlino: qui alcuni giovani che lavorano nei Centri Sociali hanno aperto una singolare scuola per writers…esclusivamente rivolta agli anziani, oggi impegnati a dipingere le  loro emozioni sui muri!

E a Firenze? Qui esiste solo una (meritoria)  associazione Firenze dei Teatri… ma ha senso oggi ridurre l’incontro a chi opera in un campo così ristretto? Non è un caso che realtà multilinguaggio come Fabbrica Europa, Cango e noi di San Salvi non siano presenti in questa associazione ed operino perciò singolarmente. Ecco l’Utopia concreta  di basagliana memoria:  io credo che in un sistema  culturale cittadino stabilizzato (leggi quanto è su detto intorno al paradosso fiorentino) sia possibile fare sistema, dando vita ad una larga aggregazione dei soggetti che fanno Cultura-Culture nella nostra città, tutti con la “voglia” di costruire la next Florence.

 

Grazie.

Claudio Ascoli

Chille de la balanza San Salvi