Finalmente..qualcosa si muove!
Da Bar Camp a Florence is the next Florence il passo è grande. E molti sono i punti dell’analisi di Da Empoli assolutamente condivisibili: dal “paradosso fiorentino” all’annuncio di una città che deve puntare sul primato dei contenuti, dalla ricognizione a 360 gradi degli spazi potenzialmente disponibili per il contemporaneo all’eterno tema della cultura notturna, dalla revisione dei meccanismi di finanziamento alla consapevolezza che “per quante persone in gamba si riescano a mettere intorno a un tavolo, le idee migliori stanno sempre al di fuori…(…) Solo una vasta condivisione darà la possibilità (a questo documento) di trasformarsi davvero in realtà”.
Ed ecco un mio piccolo, personale contributo.
In estrema sintesi, approfondirei almeno 3 questioni:
- Il paradosso fiorentino.
Non si può non essere d’accordo sul fatto che Firenze sia oggi messa peggio di molte città italiane (da Bari a Palermo, da Venezia e Bologna…per non parlare di Napoli, Roma o addirittura della tanto osannata Torino). Io sono arrivato a Firenze nel 1985, all’inizio di un periodo difficile, ma niente allora faceva presagire l’attuale situazione.
Ciò detto, dobbiamo però in tutta franchezza cercare di capire le tante cause di tale declino. Tra esse, non secondario è il ruolo a dir poco “indeciso” delle istituzioni locali, a partire dal Comune: e non è questa una semplice questione “logistica”. Non parlo qui del tourbillon di Assessori alla Cultura succedutisi negli ultimi anni. Segnalo che al di là degli sforzi di tante strutture e realtà culturali operanti in città con percorsi ed obiettivi talora innovativi, Firenze è forse l’unica città italiana di una certa dimensione priva di un organico progetto di residenze culturali, di convenzioni pluriennali, di una qualche stabilità. Soprattutto negli ultimi anni è stato un susseguirsi ininterrotto di piccole risposte a piccoli problemi: abbiamo tutti rincorso l’approvazione di progetti per l’inverno, per l’estate (attenzione: il bando per l’estate 2010 prima di un progetto complessivo potrebbe perpetuare questo stato di cose… con l’arrivo di centinaia di progetti, spesso elaborati solo nell’attesa di sapere se si sia o meno inclusi in un percorso di più ampio respiro), per la primavera, per Ferragosto, per il Capodanno, in una provvisorietà permanente… e impegnando senza sosta sia l’Assessorato alla Cultura del Comune che le Commissioni Cultura di uno o più Quartieri. E’ quasi superfluo sottolineare in questa surreale modalità operativa l’enorme perdita di tempo e risorse per TUTTI.
Questo è poi avvenuto, tranne il breve periodo del governo Prodi, in presenza di uno Stato a dir poco latente sul terreno della Cultura e dello Spettacolo. Oggi, tra tagli del Fus e dichiarazioni di Brunetta la situazione è a dir poco critica! Più volte negli ultimi anni l’allora presidente della Commissione Cultura Dario Nardella ha condiviso queste perplessità del mondo artistico fiorentino. Ecco, credo che una visione nuova (certo non priva di difficoltà!) della politica culturale fiorentina dovrebbe partire anche dal ridisegno complessivo e stabile di ciò che esiste e si ritenga valido, sulla base di progetti almeno triennali. E’ questa una richiesta urgente, e se, per raggiungere tali obiettivi, fosse preventivamente necessario un potenziamento in qualità-quantità degli Uffici a ciò preposti, ciò dovrebbe avvenire quanto prima e comunque entro l’anno.
- Abitare i confini. L’Arte dello Spettatore.
Scriveva nel dicembre 1991 Padre Ernesto Balducci: “C’è un continente inquieto nascosto in noi che è il rispecchiamento interno di quella parte del pianeta che è emarginata, oppressa. Il negro è in noi, è fuori di noi ma è anche in noi. (…) A Firenze c’è sempre stata la prostituzione, l’omosessualità, la devianza: adesso c’è un alibi, sono gli extracomunitari. L’attribuzione al diverso delle anomalie che appartengono alla nostra cultura è il primo indizio, perché la mancanza di sicurezza in un gruppo sociale si riflette nell’individuo in un crollo della sicurezza. Così potremmo ben presto vedere questo urto tra le diversità come un fenomeno destinato a mettere in forse i livelli di umanità che abbiamo raggiunto. (…) Questa città basata sulle separazioni, sulle segregazioni, sulle parcellizzazioni dell’esistenza ha toccato un limite oltre il quale ogni equilibrio si spezza. I bambini nella scuola, i malati nell’ospedale, i matti nel manicomio, i carcerati nel carcere, i vecchi nell’ospizio!” Ben venga, a mio parere, il “grande festival internazionale dedicato al Teatro italiano nel Mondo”, ma trovi finalmente una casa dignitosa e stabile una iniziativa, una “cosa” nel segno dell’accoglienza dei tanti diversi. Ne è un piccolo esempio la nostra Libera Repubblica delle Arti e delle Culture…ma certamente non basta! Riprendendo i miei appunti su L’Arte dello Spettatore presenti su Bar Camp, questa “cosa” dovrebbe formare e accogliere giorno dopo giorno anche un nuovo spettatore, non più visto come semplice consumatore: fatto che provocatoriamente ho definito CoCoCo, acronimo per Contemporaneo Contaminazione (tra Linguaggi e Culture) Complicità (tra Attore e Spettatore).
Occorre insomma abolire gli steccati, abitare i confini (prendo il titolo dal mio programma di San Salvi per il 2010), passare, come dice Eugenio Borgna, dallo spazio geometrico a quello vissuto, ammettere come nota Pier Aldo Rovatti che l’incapacità di sostenere il peso dell’altro e dell’alterità appare ogni giorno di più come il problema della nostra epoca, fondere vitalità e fantasia in uno spazio che contenga in sé insieme l’elemento femminile e quello maschile, il tempo circolare e quello lineare: vivere le Culture.
- Una città ricca ma sommersa. Un’utopia concreta.
Firenze è oggi una città povera di cultura? No, decisamente no! Se penso agli Artisti di ogni Linguaggio (musicisti, pittori, attori, performers…) e di diverse Culture che quotidianamente incontro, agli Studenti universitari che seguo in percorsi di laurea, dottorati di ricerca…(a proposito: andrebbe anche valutato un più fattivo coinvolgimento dell’Università fiorentina, oggi isola separata nel panorama culturale della città), ai tanti Giovani che dolcemente mi assediano con domande, proposte, progetti, a quanti mi chiedono insistentemente di lavorare per una memoria viva di San Salvi. E’ che tutto questo mondo, e naturalmente non solo questo mio piccolo mondo, è sommerso, quasi invisibile. Che fare, allora? E’ senz’altro giusto, come sottolinea Da Empoli, coordinarsi, creare reti, magari, aggiungerei io, anche tra i diversi linguaggi e con progetti che favoriscono l’incontro tra le generazioni; a San Salvi, ad esempio, pensiamo di realizzare un progetto nato quest’anno a Berlino: qui alcuni giovani che lavorano nei Centri Sociali hanno aperto una singolare scuola per writers…esclusivamente rivolta agli anziani, oggi impegnati a dipingere le loro emozioni sui muri!
E a Firenze? Qui esiste solo una (meritoria) associazione Firenze dei Teatri… ma ha senso oggi ridurre l’incontro a chi opera in un campo così ristretto? Non è un caso che realtà multilinguaggio come Fabbrica Europa, Cango e noi di San Salvi non siano presenti in questa associazione ed operino perciò singolarmente. Ecco l’Utopia concreta di basagliana memoria: io credo che in un sistema culturale cittadino stabilizzato (leggi quanto è su detto intorno al paradosso fiorentino) sia possibile fare sistema, dando vita ad una larga aggregazione dei soggetti che fanno Cultura-Culture nella nostra città, tutti con la “voglia” di costruire la next Florence.
Grazie.
Claudio Ascoli
Chille de la balanza San Salvi
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Un documento di respiro, altamente necessario per porre un punto fermo. Ottima piattaforma di discussione se i presupposti di apertura verranno mantenuti. Personalmente mi ritengo molto soddisfatto dall'impostazione e dai punti centrali, anche se poi ci sono dettagli la cui implementazione specifica non è chiara e sui quali ci sarà dunque tempo per discutere. Mi pare interessante riportare qui di sotto 5 punti che facevano parte di una mia lettera aperta al vicesindaco Dario Nardella del 1 Giugno 2009, dunque prima che fosse eletto, ed era dato come Assessore alla Cultura in pectore. Impressionante la convergenza di vedute, a posteriori..
Estratto dalla lettera aperta al Vicesindaco Nardella del 01.06.2009
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1. Come mai pure avendo un indubbio vantaggio di partenza rispetto ad altre città, Firenze non riesce ad attrarre, come ad es. riesce a città tipo Berlino, Parigi, Barcellona, Stoccolma, Zurigo, Vienna artisti internazionali che scelgano di venire a lavorare più o meno stabilmente tra le sue mura ?
2. Piuttosto che continuare a costruire white-boxes che comunque non riescono ad attrarre sufficienti visitatori perché manca una cultura dell’arte contemporanea nel pubblico, non sarebbe
più utile impegnare risorse nel pensare a residenze per gli artisti, offrire loro delle commissioni, indire concorsi d’arte (il tutto a livello internazionale) in modo da attrarre idee e capacità a Firenze e qui costruire un humus di cui poi anche gli artisti fiorentini (giovani e non) e i cittadini stessi potrebbero usufruire ?
3. In che modo pensa (nel caso pensi sia utile) di sostenere la diffusione di ciò che verrebbe in tal modo prodotto a Firenze a livello internazionale ? Sappiamo quanto altri paesi come ad es. la Francia ed i paesi nordici in particolare, investano – anche a livello delle singole città – per pubblicizzare, diffondere e vendere i prodotti artistici su cui hanno investito.
4. Come in ogni attività umana è fondamentale disporre di criteri e strumenti oggettivi di verifica qualitativa dei progetti che vengono finanziati. E’ inoltre parimenti importante che tali fondi siano distribuiti in maniera trasparente e su valutazione ex-post dei risultati. L’eccellenza dovrebbe essere finanziata come criterio primario. E’ d’accordo su questi punti e come intende implementarli concretamente nella sua visione della futura politica culturale per Firenze ?
5. Sogno una città in cui ogni sera io, cittadino, ho scelta di eventi culturali innovativi, che ricercano con determinazione e coraggio il nuovo, che possono permettersi di non dover venire a patti con esigenze commerciali e che per avere il giusto impatto non debbano essere preferibilmente accompagnati da ingestione di pasticche sintetiche. In una parola, arte d’avanguardia. E non è necessario costruire un nuovo museo di arte contemporanea (sono d’accordo con lei in questo caso), ma elevare il livello dell’arte che viene prodotta a Firenze in maniera che lasci anche il resto del mondo stupito. Ha voglia di provarci, e come ?
Ongakuaw a.k.a. Andrea Ferrara
musicista | scienziato (am I a "new humanist" ?)