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demcamp

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on July 11, 2008 at 6:00:29 am
 

Bene ragazzi e signori responsabili di BARCAMP;

quando occorre darsi da fare e fare bene…

i grandi si mettono a lavorare! Scopriamo un argomento molto frequente e incompreso fra l’opinione comune, tra corruzione e ignoranza, nessuno riesce, manco su internet, a dare una risposta semplice alla domanda: “ Cos’è la meritocrazia?, qualcuno mi spiega, per favore, cosa si intende con questo termine?” All’ora spulciando vari blog, anche professionali, troviamo risposte evasive e altre che vi spiego io

Ebbene ecco:

1. -“La meritocrazia è una forma di governo dove le cariche amministrative, le cariche pubbliche, e qualsiasi ruolo che richieda responsabilità nei confronti degli altri, è affidata secondo criteri di merito, e non di appartenenza lobbystica, familiare o di casta economica”-;

Guarda caso, alcuni interventi di routine;

Ilario Antonio “Ritorno a Keines Molti di coloro che sono al governo, se non sbaglio, un tempo erano Keinesiani, prima della politica Reganiana, ne facevano una bandiera; Ricordo alla fine degli ani '70, che l'impatto sul mutamento degli indirizzi economici mondiali è stato da quella "intelligentia" molto movimentato.

Tuttavia se aumentare i salari gli stipendi e le pensioni vuol significare versare sul mercato del denaro e fornire maggiore capacità di spesa ai cittadini, vuol anche dire fornire una spinta alle attività produttive dei beni di consumo. Vuol dire governare come lor signori avrebbero voluto governare.

E poi versare denaro sul mercato è anche un beneficio futuro per le casse dello stato; E' come rimettere in atto la teoria del deficit spending, ma, questa volta, di gran lunga migliorata nella destinazione dell'intervento.

Vuol dire mettere soldi nelle mani dei cittadini che spendono, e non vuol dire mettere soldi nelle casse delle imprese.”.

- …questi cittadini spendaccioni, grazie al continuo bombardamento pubblicitario! Non si può mangiare, oppure se mangia, non paga l’affitto di casa! E da mani pulite che va avanti la storia… è l’Onorevole di turno, deve intervenire e, inventarsi nuovi concorsi, in un gettito di premi e di controllo cantieri in forma collettiva e di gruppo, di studio e di lavoro. Attenzione però a chi prende i fondi della Comunità Europea e sbandiera che non abbiamo progetti, e quindi, ritornano indietro, e spesi chi sa come!

La cultura Americana; - non sa fare altro che spendere/comprare, solo se controlliamo la dieta alimentare ci accorgeremo della differenza, senza parlare dell’automobile, degli Esperimenti Atomici…

La memoria se la ricordano soltanto perché e più facile lavorare sull’archivio di chi scrive, contenere in forma associativa date e cronaca, spulciare biblioteca/emeroteca/rete e zac eccoti un altro compendio di storia!..

Signori basta con la Storia… vogliamo Geografia, Creatività… non quella al potere! Che ne saprebbe una più del diavolo:

facile, film tagliati/pubblicità/gialli/pubblicità/fiction/pubblicità/conflitto di interessi e magistratura politicizzata?!

Salari e meritocrazia

di Antonio Maglietta - 4 dicembre 2007

Ciclicamente si apre il dibattito se il nostro sistema-Paese sia davvero basato sul merito, e la risposta è sempre negativa.

Altrettanto ciclicamente si chiede, a ragione, che la nostra società cambi la sua fisionomia ed i criteri regolatori delle sue dinamiche, passando dall'egualitarismo alla meritocrazia. Secondo l'enciclopedia Treccani l'egualitarismo è una «concezione politico-sociale di origine illuministica, ispiratrice dei movimenti socialisti e in genere di ogni azione tendente a realizzare, accanto all'uguaglianza di diritto, un'uguaglianza di fatto, fondata sull'equa ripartizione dei beni e delle fortune tra tutti i membri d'una società organizzata».

In particolare, si può definire egualitarismo salariale (o remunerativo) «ogni proposta di politica sindacale tendente a ottenere un uguale trattamento per tutti i lavoratori (di un'industria, di un settore, eccetera), indipendentemente dalle mansioni svolte».

E' evidente che una società basata sull'egualitarismo - piatta, monocolore e in cui la soddisfazione del proprio io è repressa - non è strutturata in maniera tale da incidere su quelle leve del carattere umano che, attraverso una sana competizione, sono in grado di garantire performance di altissimo livello, le quali determinano un duplice effetto positivo: soddisfazione personale dell'autore, cui viene riconosciuto il merito della propria attività, e soddisfazione della collettività, che beneficia dell'opera di quest'ultimo.

Non vi è alcun dubbio che in Italia via sia un empasse di natura strutturale, legata alla visione esageratamente egualitarista della società. Tale visione non permette al nostro sistema di fornire prestazioni positive sul lungo periodo, nonostante la presenza, in tutti i settori, di numerosissime eccellenze professionali le cui capacità ed il cui valore in termini assoluti sono spesso e volentieri riconosciuti anche all'estero.

Ma quale è il significato della parola meritocrazia?

Sempre secondo l'enciclopedia Treccani la meritocrazia è una «concezione della società in base alla quale le responsabilità direttive, e specialmente le cariche pubbliche, dovrebbero essere affidate ai più meritevoli, ossia a coloro che mostrano di possedere in maggior misura intelligenza e capacità naturali, oltreché di impegnarsi nello studio e nel lavoro; il termine, coniato negli Stati Uniti, è stato introdotto in Italia negli anni Settanta con riferimento a sistemi di valutazione scolastica basati sul merito (ma ritenuti tali da discriminare chi non provenga da un ambiente familiare adeguato) e alla tendenza a premiare, nel mondo del lavoro, chi si distingua per impegno e capacità nei confronti di altri, ai quali sarebbe negato in qualche modo il diritto al lavoro e a un reddito dignitoso.

Altri hanno invece usato il termine con connotazione positiva, intendendo la concezione meritocratica come una valida alternativa sia alle possibili degenerazioni dell'egualitarismo sia alla diffusione di sistemi clientelari nell'assegnazione dei posti di responsabilità».

Parlare di meritocrazia, in generale, è molto facile. E' ben più complesso darne una concreta attuazione, soprattutto se si parla di interventi specifici. Molti analisti sono concordi nel dire che il primo passo da fare, per passare dalle parole ai fatti, per esempio nel mondo del lavoro, sia quello di intervenire sul salario, legandolo a fattori flessibili meritocratici (dinamici e non statici), ampliando il più possibile la parte variabile, e quindi rendere ancora più netti i differenziali. In Italia il salario variabile, o performance-related pay, è noto sin dagli accordi del 1993 tra governo e parti sociali (previsione di meccanismi premianti da contrattare in sede decentrata). Purtroppo, fino ad ora, è stato fatto troppo poco e male ed è davvero incredibile che nell'attuale dibattito sull'aumento dei salari, soprattutto da parte dei sindacati confederali, non si affronti la questione del merito.

Gli schemi retributivi offerti dalla scienza sono tanti, a seconda della scelta degli obiettivi, degli strumenti e delle modalità (confronta: Luca Crudeli, Obiettivi e strumenti del salario variabile: uno schema interpretativo in Giulio Cainelli, Roberto Fabbri, Paolo Pini, Partecipazione all'impresa e flessibilità retributiva in sistemi locali, Milano, 2001):

Bonus una tantum, o lump sum, che non hanno alcun riferimento esplicito alle performance dell'impresa o alla partecipazione dei lavoratori, il cui obiettivo è principalmente contenere il costo del lavoro e ridurre i conflitti fra datore di lavoro e lavoratori attraverso una ridistribuzione di parte del «surplus aziendale»;

esplicitamente basati sull'output fisico del processo produttivo che tendono ad accrescere la produttività (gain-sharing);

basati sulle performance finanziarie dell'impresa il cui scopo è ridistribuire gli incrementi di redditività (ability to pay) e/o di suddividere il rischio fra imprenditore e lavoratori (profit-sharing);

finalizzati alla misurazione ed all'incentivazione della partecipazione diretta dei lavoratori all'organizzazione lavorativa dell'impresa attraverso lo sviluppo di skill e capability.

Si può discutere su quale possa essere lo schema retributivo migliore, ma il problema è che quello che manca è proprio la volontà di iniziare una discussione del genere e di dare seguito, quindi, ai buoni propositi. I margini di intervento sono ampi. Ma allora perché i sindacati, quando parlano di salari, non pongono anche la questione del merito?*

Antonio Maglietta Stefano Caliciuri Giovani nel merito

(* parlare di salari e merito, se un lavoratore lavora gli spetta un salario adeguato al di la del merito e che lo faccia vivere nel suo paese, quello in cui lavora, nella perfetta armonia economica e sociale!)

Segnalo anche il saggio-intervista, edito da Rubbettino, "Giovani nel merito": "In gran parte del mondo industrializzato, essere giovani rappresenta un valore aggiunto. Vuol dire essere dinamici, intraprendenti, curiosi. Ma anche capire il proprio tempo e adoperarsi per migliorare il mondo con la grinta e la tenacia di chi ha ancora tutta la vita davanti. Questo è vero in tutti settori della vita e dovrebbe esserlo ancora di più in politica, ambiente che si nutre di nuove idee e senza queste spinte propulsive diventa asfittico e autoreferenziale. In Italia il trend sembra invertito: la gioventù è considerata «un difetto da cui ci si corregge di giorno in giorno». Un'intera generazione, quella nata negli anni Settanta, è pronta a mettersi in gioco con formazione e competenza".

fonte sito popolo delle libertà

Differenze con la plutocrazia Talvolta la parola meritocrazia viene erroneamente usata per descrivere una società dove la salute, la ricchezza e lo stato sociale sono raggiunti attraverso la competizione, e dove quindi il criterio di "merito" può di fatto sparire a fronte di forza bruta o furbizia (qualsiasi capo mafia vive infatti molto meglio di un onesto cittadino, ma non certo per merito, solo per competizione).

E infatti la meritocrazia non deve essere confusa con plutocrazia, dove il potere politico è invece commisurato al potere economico, a prescindere dalle reali capacità personali. Quasi tutti i regimi plutocratici si autodefiniscono (al fine di giustificarsi eticamente) meritocratici, malgrado, in realtà, le capacità personali degli individui siano mascherate dalle ricchezze familiari acquisite. Il più evidente tentativo da parte di un sistema politico di basarsi su una meritocrazia pura è stato quello dei regimi fascisti, il quale ha però fallito proprio perché in questo andava a colpire interessi personali lobbistici rilevanti. Difatti sono noti gli attacchi oratori di Benito Mussolini alle "potenze demo-plutocratiche"

Differenze con i sistemi marxisti

Secondo alcuni i sistemi marxisti sono opposti ad un sistema meritocratico, ma l'antitesi tra marxismo e meritocrazia è solo apparente: la concezione della meritocrazia marxista prevede che ci sia una netta separazione tra i bisogni e i poteri decisionali. In altre parole al merito viene riconosciuto il diritto/dovere di prendere le decisioni senza che a questo debba necessariamente corrispondere un privilegio in termini materiali. Il principio così esposto ha molte similitudini con la lettura cristiana della parabola dei Talenti. È quindi giusto che il figlio dell'operaio, se meritevole faccia il medico o il presidente del consiglio, e, d'altra parte, il figlio del medico o del presidente del consiglio, se non particolarmente abile nella medicina o nella amministrazione, faccia l'operaio, ma ciò non significa che i loro bisogni materiali siano differenti e che la loro retribuzione e i loro privilegi sociali debbano per questo essere eccessivamente distanti. Il fatto stesso che un lavoratore persino eccessivo nel suo attaccamento al dovere sia normalmente denominato "stakanovista", sottolinea come anche il sistema sovietico apprezzasse il merito nel lavoro. fonte wikipedia.Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Meritocrazia"

…poi ci sono i premi del Compasso.

Strumento d’elite che ti chiude il cerchio?

Ed ecco i premiati di quest’anno:

01/07/2008 - 10 premi Compasso d'Oro, 6 Premi alla carriera e 2 Premi internazionali. Oltre 80 i prodotti selezionati. Questi i riconoscimenti assegnati dalla giuria internazionale del XXI premio Compasso d'Oro e dall'ADI nella cerimonia che si è svolta il 26 giugno alla Reggia torinese della Venaria Reale.

La giuria, composta dall’arch. Mario Bellini (Presidente), dal tecnologo Chew Moh-Jin,da Lieven Daenens, direttore Design Museum Gent (Belgio), Carla Di Francesco (direttore PARC – Roma), Carlo Forcolini (past-president ADI e designer), Norbert Linke, designer, Emanuele Pirella e Richard R. Whitaker, ha assegnato i seguenti premi:

Una libreria;

BIG, libreria, Marc Sadler, Caimi Brevetti

Libreria modulare ispirata alla componentistica architettonica, con montanti di alluminio con sezione a T, forniti di cremagliera a fori, e ripiani di lamiera con sagoma brevettata, caratterizzata dal bordo frontale alto e dal taglio vivo degli spigoli. La nitida soluzione formale è coniugata con il preciso studio dei dettagli, che agevolano le operazioni di fissaggio e montaggio.

Per noi invece andrebbe premiata quella che non c’è, proprio come l’isola? Le librerie in legno, incastrate con tagli ad U e montanti nella base e nell’altezza, legni di Obece di spessore che vanno dai cm. 1. 5/2 e profondità, curve e tagli generali su misura, mentre il colore all’anilina dal nero palissandro al pastello, finitura con turapori all’arancia senza solventi e spazzolata con cera d’api…

CITTÀ DI TORINO, LOOK OF THE CITY OLIMPIADI INVERNALI 2006, allestimento, Italo Lupi, Ico Migliore, Mara Servetto, Città di Torino (Direzione Comunicazione Promozione Turismo)

Primo esempio di immagine indipendente, ma integrata rispetto a quella ufficiale per i Giochi Olimpici invernali del 2006, Look of the City ha costruito un’interfaccia visuale che coinvolge l’intera città. Distribuito su ben 130 chilometri quadrati del tessuto urbano, il progetto è stato declinato in una varietà di iconografie, installazioni fisse e dinamiche, stampati di immagine coordinata, tutto caratterizzato dalla scelta del colore rosso cinabro.

Italo Lupi, conosco questo nome ma, non ricordo la Servetto…

MT3, poltrona a dondolo, Ron Arad Associates, Driade

Un lungo studio condotto sulla tecnologia produttiva ha consentito di realizzare lo stampaggio rotazionale di elementi d’arredo in materiale bicolore. L’immissione in due fasi del polietilene in polvere colorato in massa diversifica la superficie esterna, goffrata, da quella interna, liscia, che si rivela con il taglio finale dei fianchi eseguito con macchina a controllo numerico a cinque assi.

Rotational-Design… partecipammo ad un concorso su questa tecnica senza aver avuto più notizia, ne di chi vinse ne perché e abbiamo mandato un progetto di cui ci lavorammo, come descrisse un giovane architetto con i suoi? Schizzi alla Fiera di Milano, 765 ore!

STAND HORM, allestimento, Toyo Ito, Horm

L’allestimento definisce un ambiente che reinterpreta la funzione ostensiva degli stand fieristici. Oltre ai prodotti presentati, la stessa orditura portante – in legno e con profili curvati in alluminio estruso da una matrice progettata ad hoc – testimonia e comunica l’azienda.

NEOS, orologio da polso, Culdesac, Lorenz

La cassa di acciaio, in sei pezzi, è costruita con un procedimento innovativo che conferisce all’orologio un effetto scavato, rivelando lateralmente l’anello perimetrale in resina colorata. Il montaggio di quest’ultimo è reso possibile dalla configurazione a tunnel degli attacchi per il bracciale, fissati alla parte superiore della cassa, e della placca con pulsanti e proteggi-corona.

…per quanto riguarda gli orologi;

ne sono affascinato e regalavo spesso un orologio…

mentre, una volta in Colombia, dopo la scomparsa di Galan e, la Colombia, viveva un periodo di terrore e, il paese immobile, in una crisi economica e identitaria! Adottavo 2 bambine meravigliose, figlie della mia fidanzata, portavo al Banco dei Pegni l’orologio di eredità lasciato da mio padre un Zenit con cassa e cinturino in oro 24k., una catenina con la madonnina e le due fedi nuziali, primo matrimonio con una ragazza tedesca, per continuare il mio mestiere: quello di progettazione e realizzazione prodotti nuovi!

Restare chiuso nello studio per paura degli attentati! 1989/90… Ricordo ancora la faccia ebetita e sorniona dell’Architetto Professore Eduardo Alamaro, non credeva alle proprie orecchie!

Sul ruolo che in Italia, occorre sempre tramite meritocrazia, essere Mendini, Sottsas, Piano, Ponti etc. etc…

MIX, apparecchio di illuminazione, Alberto Meda e Paolo Rizzatto, Luceplan

Lampada da lettura, con corpo filiforme flessibile e testa piatta, trasferisce nell’ambito domestico i vantaggi della tecnologia Led Chip on Board: costituito da diversi gruppi di diodi multicolore, l’illuminatore genera una luce più calda rispetto a quella usualmente emessa dai Led e offre una lunga durata contribuendo al risparmio energetico. Un filtro di colore ambra, orientabile mediante una piccola leva, permette inoltre di correggere la resa cromatica della luce rendendola simile a quella delle sorgenti alogene. Con Luceplan, indicazione rilasciata dall’Architetto, all’epoca Direttore della Rivista Modo Ricerca Design Editrice Franco Raggi, quando vide Aquiluce, dopo 10/15anni la spedivo al Centro Ricerca Luceplan, e senza nessuna risposta e chiamate telefoniche da mezza Italia riuscivo dopo altri 5anni a riavere Aquiluce indietro!

TRIOLI, sedia per bambini, Eero Aarnio, Magis

All’interno della collezione “Me-Too”, dedicata ai bambini, è una sedia-giocattolo multifunzionale che consente tre differenti usi a seconda della posizione: alta, bassa e come cavallo a dondolo. Il maniglione è un elemento di sicurezza e agevola il trasporto. Oggetti Tecnodidattici, Animali Fantastici e Luci a schiaffo riflesso ne parlavo con il Professore Bruno Munari, ormai sotto agopuntura; …giovanni potrebbe essere interessato un’industriale della Brianza… spediscigli i progetti e i modelli… dopo averlo contattato, vedrai ne sarà entusiasta! Lastima… non riuscivo a spedire niente perché? …da Peppe non c’era mai tempo per i miei progetti, dovevi essere collaboratore del grande architetto, azzerandoci fino alle viscere! E poi per cosa questo parossistico tirocinio spacciato per collaborazioni esterne dove la fine è stata quella di manipulite e i remi in barca degli studi-laboratori di mezza Italia, ci hanno lasciato con il culo per terra con la democratica frase di vienimi a trovare!

Mentre gli scaltri si sono fatti trovare posti fissi e gare che gli davano sicure porte aperte in ogni dove…

Devo confessare che di principio non chiedevo mai niente!, e se lo chiedevo, poi lo dimenticavo…

Una vera incoscienza!,

direbbe qualcuno sveglio!

Beati questi che non dormono mai…

noi apparteniamo a una generazione differente, anche perché la lode del dubbio ci trattenne? Il tempo di pensare al nostro progetto non c’era!?

Sì…

…devo proprio dire che:

“le steppe, o streppe, o steppa?

costringe l’uomo, quello scientifico… quello creativo! Fino all’ultima stilla di sangue e chi tenta la traversata…” (?)

NIDO, concept car, Pininfarina, Pininfarina

Riflettendo sul tema della sicurezza e della mobilità urbana, il team progettuale si è concentrato sui veicoli di piccole dimensioni e ha sviluppato questa vettura a due posti. Come suggerisce il nome, Nido accoglie e protegge il guidatore attraverso tre elementi principali: un telaio composto da una parte anteriore deformabile e da una cellula rigida attorno agli occupanti; un guscio che ospita conducente e passeggero e si comporta come una slitta in grado di scorrere orizzontalmente su una guida centrale; due assorbitori che agiscono come dissipatori di energia. In caso di urto frontale, la vettura assorbe parte dell’energia tramite la zona anteriore deformabile del telaio: la rimanente determina invece il movimento della slitta nella direzione dell’urto e permette una decelerazione graduale e controllata sugli occupanti. Anche le scelte cromatiche enfatizzano gli elementi legati alla sicurezza.

Ricordo Nuccio bertone che diceva sempre …ho voluto giovani senza lauree precise per questo lavoro, non ne occorrono, ma la passione e la voglia instancabile di voler fare, imparare! …e imparare ancora e ancora, ecco chi sceglievo... R606 UNO, sedia, Bartoli Design e Fauciglietti Engineering, Segis

Prima applicazione del nuovo polimero brevettato R606, ne sperimenta le possibilità funzionali in una seduta la cui rigorosa configurazione è contrapposta dalla materia soffice, applicata in stampo unico al supporto interno.

Sedie e sedia di pietra, come quella di Cuma, in Cuma86 una storia raccontata attraverso la leggenda di Ulisse e la Sibilla…dove i Greci trovarono Epeo pronto a costruire l’oggetto che avrebbe sconfitto i troiani e questi la realizzazione di una civiltà e del seme di un popolo nelle terre di Neapolis, Partenope… SHAKA, barca a vela, Wally, Lazzarini Pickering Architetti e Farr Yacht Design, Wally

Realizzata con materiali leggeri, la barca a vela per crociere e regate è caratterizzata da un lucernaio continuo in plexiglas che segna la bassa tuga e illumina gli ambienti sotto coperta. Il ponte in teak, con gli oblò quadrati, è liberato da ogni ingombro mentre nel pozzetto divani e tavolo sono amovibili. Gli interni si segnalano per l’uso dominante della fibra di carbonio, la flessibilità di configurazione degli spazi, l’attenzione cromatica e i dettagli progettuali come il bordo anti-caduta dei piani e gli armadi risolti con custodie di pelle disegnate ad hoc.

La vita sulle navi e le contraddizioni delle condizioni di vita dei lavoratori del mare ancora oggetti delle discriminazioni nazionali e internazionali per Codici Militari che da una parte li difende da un’altra li costringe come in uno stivale torturatore e schiavista.

Il Premio Compasso d'Oro alla Carriera è stato assegnato a:

LUIGI CACCIA DOMINIONI

Tra i più importanti architetti italiani del secondo dopoguerra appartiene al ristretto gruppo dei maestri precursori e fondatori del design italiano. La sua opera di designer è caratterizzata da una rara sintesi di rigore espressivo, di padronanza del linguaggio formale e di sapere tecnologico. Un contributo oggettivo alla definizione stessa di cosa sia il design italiano e dell’originalità dei suoi contenuti. Un riconoscimento tardivo per un grande maestro che ha sempre lavorato al di sopra degli ideologismi.

(…)

RENATO DE FUSCO

Il suo lavoro di oltre quarant’anni come docente, critico, storico e teorico del design ha offerto a più di una generazione di studenti e addetti ai lavori strumenti di studio e di riflessione di grande utilità e valore. Con op. cit., la rivista da lui fondata che ancora dirige, ha seguito e analizzato il percorso del design italiano dagli anni sessanta ad oggi alla luce della parallela evoluzione dell’Arte e dell’Architettura. I suoi libri hanno notevolmente contributo alla definizione disciplinare del design.

Un contributo incredibile e il MAC nato nel 1954 ed è per questo che l’uomo, professore architetto della Facoltà di Architettura di Napoli, ormai ultraottantenne si deve ascoltare e leggere i suoi libri, imparare ma con rigore scientifico e siamo pienamente d’accordo al premio!

(…)

TITO D’EMILIO

Autodidatta metodico e rigoroso, animato dalla passione per il bello e affascinato dall’innovazione, sin dalla fine degli anni sessanta ha saputo fare del suo negozio di Catania un punto di riferimento per il mercato italiano del design. Il suo lavoro caparbio di mercante coraggioso e di divulgatore, portato avanti in condizioni geograficamente sfavorevoli, ha contribuito a far conoscere e apprezzare le migliori aziende e i migliori prodotti italiani e stranieri, assai prima che addivenissero alla notorietà.

Ricordo anche la “figura vampiresca di Salvatore Pica” con il Centro Ricerca Artigianato… Buccino devi inserirti in un gruppo, un gruppo di lavoro e di studio, poi ne riparleremo… Napoli sede piazza Vittoria 1976;

DINO GAVINA

Nei primi anni del dopoguerra, quando la parola design non faceva ancora parte del lessico allora in uso, Gavina comincia la sua eccezionale avventura di inesausto creatore e operatore maieutico, sempre curioso, sempre fuori o ai margini degli schemi preesistenti, sempre al servizio dell’innovazione, sempre a cavallo tra arte e design, tra etica ed estetica, tra impresa produttiva e azienda editoriale. Una avventura umana terminata nel 2007 che ha disegnato un itinerario culturale destinato a continuare nel tempo.

Incontrato a Milano un uomo ospitale e di grande impegno tra la ciurma dava ordini a destra, a sinistra, e sotto e sopra, non lasciava spazio a nessuno, non riuscì a salutarlo, un uomo nel 1977 indaffaratissimo che possiede una memoria…

MICHELE PROVINCIALI

L’itinerario di tutta la sua opera lo colloca tra i maestri del progetto grafico contemporaneo. La sua grande cultura, l’attenzione continua per le suggestioni delle avanguardie artistiche e il suo profondo umanesimo sono un’indicazione di libertà, altra, che gli ha consentito il superamento degli schemi disciplinari e delle mode. Una lezione, la sua, eccezionalmente utile per l’educazione delle nuove sensibilità che operano nel mondo della comunicazione.

TOBIA SCARPA

Architetto nell’accezione più colta del termine ma anche precoce designer ha progettato, nel lungo sodalizio con Afra Bianchin, alcune delle icone più rappresentative del design italiano. La sua attenzione ai processi produttivi, all’innovazione tecnologica e formale e, soprattutto, la sua continua e appassionata ricerca volta a reinventare l’uso dei materiali, sono divenute parte significativa della riconoscibilità del design italiano. Nel suo lavoro tradizione e innovazione si saldano in una delle lezioni più alte e coerenti di metodo e libertà creativa.

Il Premio Compasso d'Oro Internazionale è stato conferito a:

TERENCE CONRAN

La sua energica azione come designer, imprenditore e mercante ha scosso sin dai primi anni sessanta il tradizionalista mercato inglese per esplodere nell’amata Francia con la catena di negozi Habitat, innovativi tanto per il design dei prodotti e quanto per le tecniche di vendita. Perduto in Borsa il controllo della sua azienda ritrova il successo con una nuova collezione di prodotti e una nuova catena di negozi a suo nome. Grazie al suo eccezionale talento è divenuto baronetto d’Inghilterra, il primo Sir del design.

MIGUEL MILÁ

Dietro l’apparente rinuncia alla tecnologia, che rappresenta un elemento distintivo del suo lavoro, si cela invece una costante ricerca della tecnologia adeguata, quella giusta, senza nulla di più e nulla di meno. Il design di Milá nasce da una riflessione sui problemi concreti, liberata da pregiudizi e postulazioni teoriche. Per lui, che confessa di non essersi mai troppo interessato all’elaborazione di una definizione di design, «il miglior design è quello che si realizza con il minimo di elementi».

La mostra dei prodotti premiati e di quelli segnalati resta aperta presso la Corte d'Onore della Reggia di Venaria Reale fino al 31 agosto, accanto alla mostra storica del premio, L’oro del design italiano, allestita con 400 pezzi premiati e segnalati in un cinquantennio di vita del premio.

Fonte: Comunicato ALAM per comunicare

Lode ad egli!

Ma quanti ragazzi, stranieri e/o connazionali, con lauree e capacità sono costretti a fare un altro mestiere perché non sono fortunati, come giocare a lotto, non sono figli di questi e quelli!

Italia corrotta?

Sì…

Corruzione e machismo sono le prerogative del made in italy?

Non solo!

Il monopolio delle grandi firme italiane o non, si avvalgono della manodopera minorenne, vedi lo scandalo NIKE! Ma quello che viene a gallo e soltanto la punta dell’iceberg…

Il capitalismo nella propria Agonia? Con i suoi colpi di coda valica tutto e tutti quelli che si trovano sulla sua traiettoria!

Bene credo che di argomenti c’e ne siano abbastanza!

Aspetto una Vostra adesione ai temi trattati sopra, un responso positivo o negativo, le motivazioni del si e del no, e una seria proposta di intervento senza a tue spese, ma cercare i fondi per la missione.

Ringrazio anticipatamente per l’attenzione e la risposta, e colgo l’occasione per inviare i ns. Migliori Saluti!

giovannibuccino.