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Partecipanti
235. Katia Maratea 236. Marco Baldesi 237. Biagio Tornatore http://www.traileritaliano.com 238. Emilio Quattrini http://www.golosidarte.it 239. Alfredo Luis Quattrini http://www.golosidarte.it 240. Livia D'Aliasi lillidal87@yahoo.it 241. Maria Angelica Quattrini http://whereismaq.blogspot.com 242. Diego Gabriele ak@ak-house.com/ 243. Danilo Chiostri 244. Giacomo Costa 245. Caterina Leoni 246. Cristina Pagani 247. Maurizio Manetti 248. Raffaella Galamini 249. Jacopo Marello 250. Elena Farinelli www.ioamofirenze.com 251. Paola Iafelice 252. Franco Bellacci 253. Paola Iozza 254. Marco Capaccioli 255. Tommaso Ferrari 256. Domenico Siciliano 257. Lorenzo Fabbri 258. Marco Baldesi 259. Francesca Govoni 260. Clelia Marmugi www.florencetheatre.com 261. Ernesto de Pascale http://www.ilpopolodelblues.com 262 Riccardo Sandiford www.riccardosandiford.com 263. Claudio Bini 264. Antonio Pasqua 265. Ernesto Conato 266. Mario Bufano www.controradio.it 267. Susanna Giaccai 268. Mattis Manzel http://tiny.cc/veneziawiki 269. Francesco Giomi www.temporeale.it
Interventi proposti
Il barcamp di Palazzo VecchioIl Salone dei Cinquecento ospita il primo barcamp sulla contemporaneità a Firenze. Nello spazio simbolo di un governo formato da –500, appunto- cittadini e in cui lavorarono alcuni tra i più grandi artisti del Rinascimento, si parlerà di contemporaneità a Firenze. Di come far sì che lo straordinario patrimonio culturale fiorentino, anziché schiacciare il presente e il futuro, si trasformi in una leva per costruirlo. Il barcamp di Palazzo Vecchio è una conferenza generata dai partecipanti: nessuno è spettatore e tutti contribuiscono alla riuscita dell’evento preparando una presentazione, partecipando alla discussione o aiutando nell’organizzazione. Insomma, non è la classica conferenza in cui esiste un tema prefissato e una rigida scaletta degli interventi e degli argomenti da trattare. C’è una traccia e ci sono spazi a disposizione da utilizzare per proporre un argomento e discuterne. I contenuti specifici sono una sorpresa, semplicemente perché verranno proposti dai partecipanti stessi. Come si partecipa al barcamp di Palazzo VecchioE' necessario segnalare la propria intenzione di partecipare seguendo le istruzioni che si trovano in questa pagina: in questo modo sarà possibile organizzare al meglio la logistica. Il Salone dei Cinquecento sarà diviso in quattro spazi, all’interno di ciascun gruppo sarà a disposizione una postazione di riferimento per il coordinatore, il collegamento wi-fi sarà disponibile in tutta la sala e ci sarà la possibillità di utilizzare videoproiettori. Per iscriversi è necessario prima di tutto registrarsi, effettuare il login, cliccare su edit e poi seguire le indicazioni qui sotto.
Per chi vuole fare una presentazioneAl barcamp di Palazzo Vecchio i partecipanti avranno degli spazi opportunamente attrezzati. Chi desidera fare una presentazione:
Per chi vuole partecipare alla discussioneSe vuoi partecipare alla discussione, non devi far altro che indicare la tua intenzione inserendo il nome nella lista dei partecipanti. Se hai un punto di presenza online (un blog, uno spaces, un account su twitter o su altri social network, non dimenticare di inserire l'indirizzo).
Per chi vuole aiutare nell’organizzazionePuoi aiutare nell’organizzazione dell’evento in tanti modi diversi. Per esempio:
Sessioni proposte
Vorrei sentir parlare di...
Manufatturiero e servizi: perchè e' meno redditizio produrre oggetti (industriali o artigianali) che non venderli o comunque commercializzare che non produrre? Perchè un restauratore o un fabbro che hanno competenze del fare a volte uniche non devono guadagnare bene allo stesso modo di chi vende i souvenir? Se il made in Italy (inteso come produzione di qualità che attinge ai saperi e alla cultura del nostro territorio) è (giustamente) così importante perchè non lo si deve difendere davvero facendo si che le espressioni e le professioni più autentiche e creative non debbano essere cenerentole rispetto a chi semplicemnte rivende ?
Internet è la chiave per comprendere il mondo complesso che ci circonda. I link hanno un grande importanza nella rete sociale. Lo sviluppo e l'organizzazione del web non sono semplicemente funzionali alle risorse economiche disponibili., quanto piuttosto un fenomeno di cultura delle relazioni sociali. Non più del 15% delle pagine offrono link a punti di vista discordanti. Meccanismi di frammentazione sociale, o di isolamento politico alterano la topologia della rete segregando l'universo on line. Differenze nella struttura relazionale delle comunità tematiche determinano la qualità della loro accessibilità, una caratteristica che i motori di ricerca non sono in grado, ancora oggi, di compensare. Il 90% delle pagine indicizzate dai mototi hanno infatti almeno 20 link in entrata. Un singolo link ben posizionato può determinare il destino e la posizione di migliaia di pagine, riorganizzando il paesaggio del web. In rete è sicuramente meglio essere alleati che nemici, sulla base dell'assunto che delle relazioni collaborative di un nodo beneficiano gli altri nodi rafforzando interi segmenti della rete.Parlando del contesto sociale italiano e delle differenti realtà on line di pubblica ammnistrazione, mondo economico e società civile, sarebbe auspicabile l'applicazione di alcuni semplici principi: 1) la crescita di disponibilità di contenuti digitali, 2) la maggiore integrazione tra differenti basi dati nella gestione delle informazioni, 3) la selazione delle eccellenze contenutistiche, per ridurre l'effetto di ridondanza nella selezione di duplicazioni documentali.
--- Oltre a pensare a nuovi centri di produzione culturale, bisogna finalmente pianificare l'utilizzo a pieno regime di due spazi fondamentali (anche per decongestionare il centro centro)come il Forte Belvedere e la Stazione Leopolda. Per il Forte Belvedere, pur essendo fiorentino, avanzo una proposta sacrilega e forse politicamente insostenibile, ma a mio parere la più logica: diamo al Museo Pecci di Prato la gestione del Forte Belvedere, che ne diventerebbe una sorta di sede distaccata a Firenze. Elenco le ragioni rapidamente, perché è tardi e sono rincoglionito: a) Firenze non ha molti soldi a disposizione per la cultura e una buona gestione del Belvedere ne richiede; b) il museo Pecci di Prato è considerato dalla Regione Toscana il museo d'arte contemporanea centrale; c) il Pecci è difficilmente raggiungibile dai turisti che affollano Firenze e avrebbe un enorme bisogno di una sede distaccata a Firenze per farsi pubblicità; d) Firenze ha altri progetti e contenitori a cui dedicarsi (ne ha fin troppi, a dire il vero). Riguardo alla stazione alla Leopolda, per cui vige - se non ricordo male - una convenzione tra Pitti Immagine e il Comune di Firenze, che ha assegnato a Pitti la gestione dello spazio, comunque utilizzato anche da altri soggetti nel corso dell'anno, non saprei. Certo è che è inutilizzata per molti periodi dell'anno: un vero peccato. Farne un centro per le arti performative e lo spettacolo dal vivo potrebbe andar bene, ma a patto di utilizzarlo lungo tutto l'arco dell'anno o quasi. Se la cosa si rivelasse insostenibile, meglio una cogestione con altri soggetti sotto la regia dell'assessorato alla cultura. Lorenzo Sandiford
Troverei utile un confronto su laicità e diritti civili, cin riferimento alle iniziative fiorentine riguardanti testamento biologico, funerali laici, accoglienza neonati. Vedere delibera del comune di Firenze sulla costituzione della Consulta per la laicità...Il notaio Aricò (Firenze Piazza Strozzi) ha raccolto gratuitamente 2000 testamenti di fine vita. Urbano Cipriani.
Troverei anche utile un discorso su laicità e diritti civili (testamento biologico, coppie di fatto, funerali civili...) e su Firenze città di pace con appoggio alle iniziative di Peacelink e altre, andando sul concreto di situazioni tipo Striscia di Gaza...
Tra i 12 punti della carta di Firenze lanciata l'8 marzo dai meetup di Beppe Grillo sceglierei il p.9 Rifiuti zero anche per segnalare una iniziativa in corso all'Isolotto e il punto 5 sui trasporti pubblici e le piste ciclabili.
--- A Firenze negli ultimi tempi sono nate e sono in fase di allestimento strutture residenziali di vario genere destinate a turisti d'elite che vogliano trascorrere un po' di giorni a Firenze. Alla luce di ciò e della nutrita presenza di turisti stranieri in città e nelle campagne circostanti e dei numerosi studenti da tutti gli angoli del pianeta, mi domando se non ci siano le condizioni per un teatro di prosa in centro (ad esempio il Niccolini, in posizione ottimale) che faccia almeno per un certo periodo dell'anno una programmazione di spettacoli di alto livello (non necessariamente "di ricerca") in lingua inglese.
Avremmo così accanto al teatro del Maggio musicale, accanto al teatro per altra musica, musical e grandi eventi (il Verdi), al cinema per i film in lingua originale e i festival internazionali (l'Odeon), a una struttura per i film sperimentali, i festival di nicchia e, perché no, la cineteca (l'Alfieri), allo spazio per le arti performative e lo spettacolo dal vivo di ricerca (la Stazione Leopolda e il Goldoni), anche un teatro per la prosa destinato agli stranieri residenti in città e ai nativi che parlano l'inglese (in aumento soprattutto tra gli studenti). E' essenziale per la buona riuscita di questa iniziativa una collocazione centrale come quella del Niccolini o simile, che si pubblicizza anche con semplici manifesti appesi al portone, come accade per i concerti di Orsanmichele. Inoltre, anche se non sono più aggiornato in materia di fondi europei, è probabile che se tale teatro alternasse alla programmazione in inglese anche iniziative collegate con il mondo universitario, si troverebbero pure dei cofinanziamenti comunitari.
Lorenzo Sandiford
SCUSATE MA NON HO CAPITO COME FUNZIONA QUI...!? UN MIO CONTRIBUTO E' STATO QUASI DEL TUTTO CANCELLATO.. ESISTE FORSE UN LIMITE DI LUNGHEZZA PER I CONTRIBUTI...?! ESISTE UN MODERATORE OPPURE CHIUNQUE PUO' ENTRARE E CANCELLARE GLI INTERVENTI ALTRUI...?!
PROVO A REINSERIRLO: VEDIAMO CHE SUCCEDE... Da anni Firenze vive una cronica mancanza di spazi per la cultura. Nonostante ciò che alcuni sembrano pensare, i giovani a Firenze ci sono e sono pure tanti! Oltretutto, considerando la nostra storia e la nostra immagine nel mondo, molti di questi si dedicano anche con successo all'arte. Abbiamo infatti tantissime scuole di musica, di danza, di pittura, di restauro, di teatro, di scultura ecc. Una concentrazione rispetto al numero dei residenti veramente esorbitante! A queste si aggiungono ovviamente gli studenti dell'Accademia, dell'ISIA, del Polimoda, dell'Università in generale, ecc. Mettiamoci anche tutti i gruppi che fanno teatro e musica anche in casa propria e scusatemi per tutti quelli che ovviamente avrò dimenticato. Vogliamo deciderci prima di tutto a censire queste realtà? Diversi anni fa era stato creato dal Comune l'Archivio dei Giovani Artisti che, dopo qualche anno di attività, è stato messo nel dimenticatoio. Il problema forse è stato che subito dopo avremmo dovuto trovare un modo per incentivarne la conoscenza, per dare a loro modo di entrare in contatto, per dare appunto degli spazi dove potersi esibire o esporre le proprie opere. I soldi sono pochi, si sa… ma perché per esempio non iniziamo a riguardare i regolamenti e le norme che regolano l'esibizione di artisti nei pubblici esercizi? Perché non tentiamo un accordo con la SIAE che non strozzi in partenza chiunque abbia voglia di organizzare anche solo dei piccoli eventi? Perché non troviamo il modo per creare un cartellone comune e non lo pubblicizziamo con risorse pubbliche anche magari attraverso l'istituzione di una segreteria e di un ufficio stampa ad hoc? Un altro modo per trovare spazi senza aggiungere costi per la Pubblica Amministrazione è stato da anni quello di organizzare la famosa Estate Fiorentina. Cartellone che, tra alterne vicende, sta però navigando in acque sempre più limacciose. Io stesso ho organizzato per 10 anni Rime Rampanti alle Rampe di San Niccolò, frequentata da migliaia di giovani, a costo zero per il Comune (pagavamo anzi una bella fetta del canone di occupazione del suolo pubblico. Abbiamo organizzato per 4 mesi all'anno una serie di rassegne che hanno dato quotidianamente ospitalità a tantissimi gruppi musicali, teatrali, di danza. Senza considerare gli incontri sui più disparati temi, le presentazioni di libri, ecc. Abbiamo avuto per diversi anni una libreria gestita da alcune librerie fiorentine (City Light, Einaudi). Abbiamo aperto il primo Internet Point all'aperto in collaborazione con Dada. Ecc. ecc. Ebbene: tutto ciò è stato da tre anni azzerato in nome di una non ben precisata invadenza degli allestimenti invocata dalla Soprintendenza senza che l'Amministrazione si sia preoccupata di cercare di capirne meglio le varie motivazioni e tentare delle soluzioni. Qui mi fermo ma chiedo la possibilità di fare un intervento su questi temi per iniziare una costruttiva discussione che coinvolga tutti.
Luca Bertini
Anche a me è stato cancellato un intervento senza apparente motivo e provo a ripubblicarlo. Tutt'al più sarà ignorato ma resterà agli atti il mio contributino.
Scrivo sulla lavagna di questo BarCamp un ultimo argomento/proposta di discussione: sarebbe bello che la prossima estate venisse organizzato in una piazza prestigiosa della città un festival musicale dedicato alle musiche delle (e organizzato insieme alle) maggiori comunità di immigrati presenti in città: rumeni, albanesi, nord-africani, senegalesi, peruviani, filippini, cinesi ecc. Ne parlo più in dettaglio nel gruppo Spunti su Firenze su Facebook. Qui mi preme di sottolineare che stranamente anche in altri ambiti culturali, vedi il cinema, ci sono sì festival dedicati ad altri popoli (Francia e Corea, ad esempio), ma niente che riguardi le comunità di nuovi fiorentini più numerose. Almeno, per quanto ne so io.
Lorenzo Sandiford
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