• If you are citizen of an European Union member nation, you may not use this service unless you are at least 16 years old.

  • You already know Dokkio is an AI-powered assistant to organize & manage your digital files & messages. Very soon, Dokkio will support Outlook as well as One Drive. Check it out today!

View
 

Scenario

This version was saved 14 years, 5 months ago View current version     Page history
Saved by giovanni sorrentino
on October 14, 2009 at 8:29:45 pm
 

 

 

 

MESTIERE, ARTE O MISSIONE?

IDENTITA’, ETICA E RESPONSABILITA’ SOCIALE DEL FORMATORE

 

In una società come l’attuale, caratterizzata da una crescente complessità e turbolenza, in cui le ideologie tradizionali perdono la loro funzione di riferimento ed i valori forti si affievoliscono o sono messi in discussione, molte persone, dentro e fuori le aziende, sono sempre più disorientate ed incerte. Questa incertezza è comune a giovani e meno giovani, anche se si manifesta in maniera diversa. I meno giovani, nei decenni passati, trovavano i loro ancoraggi e i loro riferimenti in regole sociali che permettevano, a chi non era sufficientemente allenato a fare affidamento alle proprie risorse personali, di trovare dei corrimano nel proprio procedere. I rapidi mutamenti descritti di seguito hanno fatto venir meno molti di questi riferimenti.

I più giovani, oggi, soffrono di un’altra contraddizione: mentre sono molto più preparati dei loro padri sul piano culturale e degli studi (molti si specializzano dopo la laurea), l’offerta di lavoro è inversamente proporzionale alla loro accresciuta preparazione. Le occasioni di lavoro sono sempre precarie e spesso molto poco qualificate, creando forte incertezza e demotivazione.

In passato, tradizioni, regole e costumi cambiavano lentamente: questi riferimenti erano rassicuranti per chi non era abituato a fare affidamento ai propri talenti e ai propri valori interiori e avevano una funzione di guida, anche se, per i più maturi, spesso rappresentavano una gabbia.

Oggi, l’evoluzione tecnologica sempre più rapida ha trasformato profondamente i concetti di tempo e di spazio cui eravamo abituati, con un impatto sulle persone a livello globale: fisico (discrasia tra ritmi biologici e tecnologici), emotivo (l’ansia creata da ritmi sempre più frenetici e da urgenze non sempre reali), cognitivo (l’abbattimento dei confini geografici nei trasporti e nella comunicazione). L’adattamento a questi cambiamenti così rapidi e contrari ai bioritmi che ci caratterizzano da millenni non è stato e non è facile per nessuno; per alcuni è particolarmente destabilizzante. A questo vanno aggiunti i mutamenti nei sistemi organizzativi: alle incertezze di un mercato sempre più precario e volubile, si sommano le contraddizioni che si percepiscono all’interno delle organizzazioni. Le più statiche e burocratiche, che sono anche quelle destinate a scomparire, non si adattano al cambiamento e non si avvalgono della formazione mentre quelle che vi fanno ricorso lo fanno spesso in maniera incoerente.

Per quanto detto, oggi ai formatori viene chiesto – anche se non esplicitamente – qualcosa di più di ciò cui siamo abituati; i formatori sono chiamati ad aprirsi a nuovi interrogativi, nuove responsabilità, interpretando il malessere e aiutando le persone a trovare in sé stesse le risposte che non trovano all’esterno.

Le risposte vanno trovate insieme, in un onesto e sincero sforzo di ricerca; i formatori debbono mettersi maggiormente in gioco sul piano personale, proporre dei modelli umani e professionali personalmente sperimentati e non libreschi, infondere nei loro ascoltatori la fiducia che si può navigare nella complessità attingendo alle risorse che la vita ha dato a ciascuno.

La recente elezione di Obama all’insegna del ‘si può fare’ conferma l’importanza di fare leva sulle risorse e sui talenti individuali. Il “saper avere fiducia” e il “saper osare” sono virtù che i formatori dovrebbero praticare per sé stessi per poterle proporre a coloro che sono disorientati e insicuri.

E’ necessario sostenere i formatori nello sviluppare non solo padronanza delle tecniche ma apertura al nuovo, visione sistemica, capacità di analisi e di sintesi per aiutare chi li ascolta a comprendere da dove veniamo e dove ci troviamo, per avere minori difficoltà nell’individuare in quale direzione andare e come farlo, per dare significato al proprio fare.

 

Il significato del titolo del convegno: Mestiere, Arte o Missione?

 

Mestiere

nel senso nobile di una attività che prevede un coinvolgimento totale, fisico, emotivo, cognitivo, spirituale, come gli artigiani delle botteghe rinascimentali; dobbiamo riscoprire nel termine mestiere la radice della parola magister, colui/colei che senza presunzione, ma con la serena consapevolezza del suo patrimonio di conoscenza e di esperienza, può e vuole condividerlo e metterlo a disposizione degli altri.

 

Arte

Sempre più l’estetica, il bello, il ben fatto, non solo ciò che è utile e rispondente all’obiettivo, ma ciò che può appagare l’armonia interiore nostra e di chi ci ascolta deve illuminare e rendere piacevoli e desiderabili i processi di apprendimento; riusciremo a stimolare l’attitudine al life long learning se e in quanto riusciremo a far innamorare i nostri interlocutori dei processi della conoscenza.

Missione:

Nel recente Five minds for the future[1] Howard Gardner individua le cinque chiavi indispensabili per avere successo in futuro: acquisire competenze e conoscenze; organizzare e sintetizzare crescenti quantità di dati; scoprire nuovi problemi e creare nuove soluzioni; rispettare e valorizzare le differenze tra esseri umani; assumersi la responsabilità di agire in maniera etica. Ce n’è abbastanza per una entusiasmante sfida per i formatori. Se nello svolgimento di quest’arte e di questo mestiere, che si intersecano e si intrecciano, ci poniamo con un atteggiamento di mente e di cuore quale quello che abbiamo cercato di tratteggiare, aperto alle esigenze di sviluppo personale, non solo professionale, delle persone che incontriamo, consapevoli che sulla loro crescita e sul loro successo come persone e come cittadini si fonda il progresso delle loro organizzazioni e della società intera, ecco che il termine missione non sembra inappropriato, ma rende il senso del nostro lavoro.



[1] In italiano ”Cinque chiavi per il futuro” (Feltrinelli, 2007)